
Una città. La vostra città. Piccola o grande che sia, tranquilla o caotica, al centro dell’universo o ai suoi più lontani margini, per ognuno di noi credo rappresenti qualcosa d’importante, nel bene e nel male. C’è sempre una via, una piazza, una fontana o una scalinata che ci ricorda qualcosa, di bello o di brutto. Il primo bacio, il primo batticuore, il primo addio. La prima uscita da sole, la prima serata in discoteca o al ristorante. Ci sarà una panchina dove abbiamo chiacchierato, riso e pianto. Ci sarà l’angoletto nascosto dove abbiamo provato per la prima volta a fumare, o a fare l’amore. Ci saranno le strade percorse in macchina, di notte, lo stereo acceso a tutto volume, le luci dei lampioni, la pioggia leggera e una canzone a martellare il cuore e a cavarne lacrime o sorrisi scemi.
La nostra città non è, e non sarà mai, una qualunque. Potrà non essere la più bella o la più calda, la più grande o la più vivibile, ma resta pur sempre la nostra città. Magari è anche quella dove siamo nati e cresciuti, prima che la vita ci portasse via lontano. O magari è quella che ci ha adottati con amore, abbracciandoci come figli naturali e mai adottivi. O meglio ancora è quella dove siamo sempre stati, quella dalla quale non riusciremmo mai, se non per brevi periodi, ad allontanarci.
Se ci penso, sono tanti i posti dove vorrei andare, dove non sono mai stata. L’Italia l’ho girata molto, quasi tutta, a parte le isole e il nord est, però all’estero sono stata poco, a parte Francia e Irlanda. Vorrei accettare l’invito di un caro amico ed andare a Southampton. Godermi la Cornovaglia e magari andare su, verso la Scozia e i suoi laghi mitici. Vorrei vedere, almeno una volta nella vita, New York e capire se davvero è lì, il centro del mondo. Vorrei vedere Rio de Janeiro e respirare quell’atmosfera calda e festosa che mi hanno descritto i miei genitori, che ci sono stati. E poi Pechino, Tokio, Mosca, Sidney. Vorrei vedere se davvero la Polinesia è il paradiso terrestre, e se Lisbona è come la descrive Pessoa. Però…
Però so che non potrei mai abbandonare per sempre la mia città. Mi ritroverei a girovagare per le strade di Tokio cercando cartelli con su scritto “Lungotevere Ripa”. Comincerei a passeggiare per le vie di Bangkok alla ricerca di Piazza del Popolo e della salita del Pincio. E a Pechino osserverei l’insegna luminosa del ristorante cinese ricordando quello poco prima di Ponte Garibaldi. E allora superei idealmente Trastevere per raggiungere Largo di Torre Argentina per incamminarmi, da lì, verso mille possibili direzioni. A destra, verso Piazza Venezia, il Campidoglio, il Vittoriano e l’Aracoeli. Oppure a sinistra, verso Corso Vittorio e poi Piazza Navona, Palazzo Madama, il Pantheon. Cercherei disperatamente per tutta Los Angeles una via del Corso per perdermi nelle sue traverse. Via Margutta, via Borgognona, via dei Condotti per poi sbucare, come sempre, a piazza di Spagna, con la barcaccia, la scalinata di Trinità dei Monti e via del Babuino.
Ecco, ne parlo e mi sembra di essere lì, per quelle strade che sento mie da secoli, come avessi guardato i romani costruirle secoli fa. Potrei raccontare altri luoghi, magari meno noti, meno romantici di questi, eppure ugualmente miei, perché è solo l’amore per la mia città che mi porta a vederla con questi occhi con cui la guardo, e che mi fanno pensare come tutto potrebbe cambiare intorno a me, ma non la mia città. Che cambia, certo, ogni giorno, ogni istante, ma insieme a me e per questo sempre mia. Mia come di tutti coloro che la amano, che la vivono, che la respirano e che tengono una lattina vuota in mano per centinaia di metri pur di non gettarla in strada, come fosse un sacrilegio sporcarla, e lo è.
Potrei parlare delle panchine del laghetto artificiale, all’Eur, o del Palasport tempio dei concerti prima e dopo gli stadi. Il Flaminio, dove ho visto Madonna e gli U2. E poi, perché no, anche viale Marconi, luogo di scorribande adolescenziali nei negozi d’abbigliamento, Cinecittà, dove si andava a caccia di personaggi più o meno famosi.
Chissà se tutti quelli che vivono a Roma la amano così. Chissà quanti amano la propria città, quanti la subiscono, quanti la detestano e quanti vorrebbero cambiarla. E quanti l’hanno cambiata. E voi? Voi come la vivete, la vostra città?